Amate mangiare? Vi dilettate ai fornelli? Provate un senso di onnipotenza nello sfamare amici e parenti che a fine pasto abbozzano quella smorfia da 'pancia piena e goduta'? Risparmiate soldi rinunciando a quel bellissimo cappotto per potervi concedere una cena come si deve?
Se la riposta a tutte (o quasi) queste domande è Sì, siete capitati nel posto giusto.
Esatto, non siete gli unici.
Ma
cos’avranno tanto da fotografare? Un sacco di inglesi, qualche giapponese, ma
soprattutto italiani in gita. Che non si capisce cosa si aspettino…
Ogni
volta che ne incontro uno io sotto casa mi chiede ‘scusa dov’è il centro?’
E
io abito dietro al Duomo.
Spero
almeno che vengano per mangiare perché per quello allora sì, saprei cosa
indicare.
Specialmente
se si trovano nei pressi del suddetto, c’è un posticino che farebbe al caso
loro, vostro, di tutti.
Proprio
ad un angolo della piazza di Battistero e Duomo -che ora ha qualche
impalcatura, ma vale la pena vederne l’interno- trovate Angiol D'Or.
Ambiente
minimale e fine, aperto a pranzo e cena, combina i prodotti di cui può vantarsi
il territorio parmense con un tocco di creatività che non guasta.
Tra
gli antipasti è sempre bello trovare la tartare di Fassona piemontese, servita
in modo semplice, ma forse un po’ troppo ‘triturata’.
In
carta era prevista una coscia d’anatra arrostita, ma viene sostituita con il
petto, per i miei gusti un po’ troppo cotto.
Il
dolce, la celebre Duchessa di Parma (e qui mi ricollego a V M L) tipica torta qui
servita in monoporzione, davvero ottimo: si compone di due dischi di frolla alla
nocciola, intervallati da ganache al cioccolato e zabaione, il tutto sovrastato
da zucchero a velo, ciliegina candita e granella di nocciola intorno.
È
stata anche la sera in cui ho assaggiato il Nabucco, vino ottenuto da uve di
Barbera e Merlot prodotto proprio sulle colline qui dietro (Ozzano Taro),
gradazione piuttosto importante, ho apprezzato molto.
Adeguati
anche i prezzi, forse leggermente lento il servizio non essendo piena la sala,
ma voglio sempre pensare di essere capitata male io.
Nel
complesso forse non un’eccellenza, ma piacevole e adatto ad una cena o un
pranzo non impegnativo.
Vuoi
tu prendere questo risotto come tuo legittimo piatto per amarlo e onorarlo nel
bene e nel male, in inverno e in estate, caldo o freddo, con formaggi o funghi,
tutti i giorni della tua vita finchè morte non vi separi?
Sì,
lo voglio. Correva l’anno 1958.
Entrando,
l’idea di una marcia nuziale in sottofondo potrebbe sfiorarvi e infatti credo
proprio che Villa Maria Luigiaa Collecchio (PR) sia luogo di numerosi
banchetti matrimoniali: un cancello ai piedi di un colle ed una maestosa salita
tra palmette, ghiaia e luci soffuse, vi faranno percorrere qualche attimo di
esaltazione. Vi faranno anche pensare al portafoglio tanto che quasi quasi
tornereste indietro e invece…
Presenza
fissa all’interno della guida Michelin e Gambero Rosso, la famiglia Ceci porta
avanti sapientemente da moltissimi anni la capacità di creare un perfetto mix
di sapori tradizionali e contemporanei, in un contesto elegante, ma
confortevole.
Un
tempo residenza di caccia della duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla -nonché
moglie di Napoleone- è inoltre socio dell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo e
qui mi ricollego alla promessa di matrimonio iniziale, ma capirete meglio tutto
tra poco.
Oltre
all’insigne contesto e all’estrema professionalità del personale (solo il
proprietario a servire ai tavoli essendo in pochi), la qualità del cibo è
davvero da elogiare.
Si
inizia con una piccola entrée: terrina di
faraona. Non tanto nell’aspetto, quanto nel gusto ricorda molto la cima
genovese, per niente pesante è un piacevole inizio.
Tra
gli antipasti mi colpisce questa battuta a coltello di capriolo,
zuppetta di asparagi e uovo in camicia rivelatosi davvero notevole.
La carne è appena
scottata e quindi mantiene l’interno crudo, l’uovo da rompere e gustare
mescolato alla zuppetta molto lenta, delicatissima.
Arriviamo al primo, il
piatto del Buon Ricordo: Risotto vialone
nano con quaglia farcita
Eccellente cremosità insaporita
dal fondo di cottura della quaglia ripiena di salsiccia e fegatini. Un piatto
nobile, una delizia.
Diversi i secondi
interessanti, ma opto per tagliata di
capocollo di maiale nero, caramello di miele e birra di lambrusco
accompagnato da indivia brasata.
Un giusto accostamento
dolce-amaro, per mio gusto personale il miele era un po’ invasivo, la cottura
perfetta.
Arrivando ai dolci una
vera esplosione di gusto a completare la soddisfazione in corso, con questi bignè caramellati ripieni di crema al caffè
con gelato allo zabaione
Rompendo il bignè la
crema calda si unisce al gelato sciogliendolo in parte e formando una crema
deliziosa.
Ottima la cena e ottimo
il vino in accompagnamento, un Pantera del 2004 che assaggiavo per la prima
volta: barbera, bonarda e pinot nero. Molto corposo e versatile.
Decisamente consigliato,
decisamente ci tornerei, però accendete il riscaldamento!
prima di ripartire ho fatto una breve tappa in un piccolo angolo di mare tra reti, tramontana e pesce fresco. in uno dei borghi più suggestivi del Tigullio, non lontano da casa mia, c'è questo piccolo scrigno che conserva intatta l'antica tradizione ligure in tutta la sua veridicità. è vero, non è da me frequentare luoghi simili, ma ogni tanto è anche giusto mettere da parte la ricerca della creatività e del diverso mirando al gusto per l'autentico ed antico sapore piuttosto che allo stupore. siamo a Cavi di Lavagna, al ristorante Raieu (che significa raviolo per chi non lo sapesse) che porta il soprannome di colui che nel 1962 aprì questo locale insieme alla moglie Maria, attribuitogli 'a causa' (e non con accezione negativa) della sua passione per i suddetti. qui è possibile gustare i piatti T I P I C I seduti ad un tavolo in perfetto stile marinaro sovrastati da una vecchia e affascinante lampara, magari chiacchierando con la signora Carla, figlia di Raieu. (e se proprio vogliamo dirlo, questo ristorante lo ha progettato il mio caro nonnino) si inizia con un antipasto misto composto da acciughe al limone, insalata di totani, scampi crudi con dadolata di pomodoro e cozze ripiene.
molto piacevole e leggero.
poi è la volta di un buonissimo ed asciutto fritto misto
che in un primo momento non credevo di riuscire a finire e invece...
e non può mancare il piatto forte, cavallo di battaglia di questo posto: la buridda di seppie che, a seconda della stagione, viene fatta con melanzane e zucchine oppure carciofi (come nel mio caso)
in genovese 'buridda' significa spezzettato ed è così che vengono servite le seppie estremamente morbide all'interno di questa sorta di zuppa che si viene a creare amalgamando perfettamente i sapori
si conclude poi con un particolarissimo dessert: un semplice gelato al fiordilatte affogato nell'olio di oliva (e che olio d'oliva...), una cosa da provare!
la spesa non è affatto impegnativa e la pancia può dirsi piena.
se dopo 50 anni esatti è ancora uno dei punti di riferimento per moltissime persone un motivo ci sarà!
Sarà
opportuno tornarci a dicembre per la festa del bue grasso, ma nel frattempo non
ci facciamo mancare nulla e…Piemonte!
Siamo
a Carrù, la patria dei pregiati bovini sopracitati oltre all’uva, i manzi e,
dulcis in fundo, del bollito !
Da
buona mezza piemontese quale sono non ho potuto esimermi dal testare questa
delizia tanto decantatami e così, armata di stomaco pronto a tutto, mi sono
recata all’Osteria del Borgo: situata proprio all’inizio del paese a pochi
passi dalla piazza principale dalla quale, oltretutto, potete godere di una
splendida vista sulle langhe!
Nella
scelta degli antipasti ci sono questi fiori di zucca ripieni di prosciutto e
formaggio fritti accompagnati da cipolle rigorosamente fritte assolutamente da
provare!
Una
panatura asciuttissima, un ripieno per niente pesante da divorare in un sol
boccone.
Ora,
io sono un po’ di parte perché ho davvero un debole per la carne cruda, ma vi
assicuro che una cosa del genere raramente la troverete…
STREPITOSA,
ne avrei chiesta una vasca !
Molto
buoni anche i raviolini dei quali però ho chiesto solo mezza porzione per
tenere un po’ di spazio per ciò per cui sono andata!
E
arriviamo al protagonista della trasferta composto da: testina, lingua, muscolo, stinco, coda, piccolo cotechino, gallina, punta
di petto e scaramella (spero di non aver tralasciato nulla)
Accompagnato da 7 salsine:
mostarda piccante (molto piccante), cugnà (marmellata di mele cotogne),
composta di cipolle rosse, trito di sottaceti, salsa verde, salsa al rafano e
salsa di pomodori e peperoncini.
Neanche a dirlo, davvero
eccezionale. Ecco forse la testina non è proprio per tutti, per la sua
consistenza un po’ particolare…diciamo che deve proprio piacere!
Se poi avete ancora spazio
nel vostro stomaco -che nel frattempo si sarà espanso- potete approssimarvi al
carrello dei formaggi (assaggiati, sì) e a quello dei dolci (no, quelli non ci
stavano proprio).
Quel che è certo è che
uscirete di lì rotolando!
Accompagnando tutto con un
buon Dolcetto -magari di Dogliani come ho fatto io- (a meno che non vogliate strafare e concedervi un Barolo o un Barbaresco!) e concludendo con un
grappino, la vostra giornata prenderà una piega in più! E anche la vostra
pancia!
Come
mi piace andare dalla parrucchiera. Stare lì a farsi coccolare un po’ i
capelli, ascoltare le signore che parlano della cugina della suocera della
Luisa che ha avuto un figlio e poi il marito è scappato, poverina. Stai lì ed
ascolti in attesa del tuo momento. Perché prima o poi vieni interpellata anche
tu. E se non ti inserisci nel discorso perché obiettivamente non te ne frega
niente se è morto il dottor Ubaldi, nemmeno lo conoscevi, sai con certezza che
quando sarà il tuo turno, dopo essere passata dal lavatesta, avrai anche tu i
tuoi minuti di chiacchierata privata con la tua trincia-criniere di fiducia. Un
caffè lo gradisci? No non lo bevo mai, grazie.
Bigodini, shampoo e spazzole, però, non sono solo covo di pettegolezzi di paese tra ultra
cinquantenni (perché ci sia anche io lì dentro ancora mi sfugge) molto
impegnate ad andare al mercato. A me piace osservare, come sempre.
Si
può sempre trovare lì in mezzo qualche non avvezza ai ceti che se ne sta lì,
sfoglia la sua rivista e ogni tanto si guarda intorno. E mi piace cercare
di capire cosa starà pensando.
C’è
quella con lo sguardo assorto che sicuramente starà architettando cosa
preparare a pranzo. C’è anche quella agitata per il matrimonio della figlia,
seduta vicino a quella che, invece, di matrimoni ne ha già avuti sei e ora
l’unica sua preoccupazione è avere i capelli cotonati. Rosso vermiglio. E poi
c’è una signora con la tinta in posa e il casco sopra alla testa, da giovane
dev’essere stata bellissima: i lineamenti così fini, lo sguardo gentile; ora si
notano i segni dell’età che avanza, le mani un po’ rovinate dal lavoro e un
velo di malinconia nei suoi occhi quando, specchiandosi, segue la linea delle
sue rughe con un dito.
E
allora ecco che una semplice mattinata in cui l’unico pensiero era uscire e
tornare a casa con qualche centimetro di capelli in meno, si trasforma in un
viaggio dentro la mente di qualcuno che un giorno potresti essere tu.
Ammesso
che tu non sia già vecchia dentro come me, anzi un po’ retrò.
E
a proposito di retrò, qualche giorno fa ho testato un locale niente male in
quel di Genova, tanto decantata qualche post fa proprio qui.
Se
capitate in via Malta, proprio dietro via XX Settembre vi auguro di imbattervi
in questo piccolo angolo anacronistico, per gli amanti del jazz il venerdì sera
musica live (ovviamente quel giorno era sabato).
Seppur
molto giovani, molto professionali i ragazzi dello staff, oltre ad essere
simpatici.
Entrando
incontrate una vetrina che espone il pesce fresco che vi attenderà durante la
cena: molti piatti, infatti, cambiano a seconda del pescato giornaliero e
questo non è così scontato in tutti i ristoranti purtroppo. Pertanto ci tengo a
farlo notare e ad elogiarlo.
L’ambiente,
come anticipavo, presenta alcune caratteristiche ‘vintage’ negli arredi, tra
cui un bellissimo soppalco piuttosto intimo (io ho avuto il piacere di cenare
proprio lì).
Ma
veniamo alle vivande!
Tra
gli antipasti un buonissimo battuto di
pesce del giorno, in questo caso ricciola, accompagnato da verdurine croccanti e citronette (vi
portano anche la salsa di soia da aggiungere, ma la trovo superflua)
Buona
anche questa coda di rana pescatrice in
gabbia di porro con riso saltato al barolo
Diciamo
che il porro serve giusto a dare un po’ di colore così come la salsina di
pomodoro (non ben decifrata) che guarnisce il piatto, il riso piuttosto
croccante con una punta di acido contrasta molto bene la delicatezza della coda
di rospo.
Passando
ai secondi, buona la tagliata di tonno
alle erbe con composta di cipolla rossa
Forse
fin troppo abbondanti le erbette che tendono un po’ ad invadere il gusto del
tonno, cottura perfetta neanche a dirlo e se proprio vogliamo cavillare un po’
esagerata la dolcezza delle cipolle.
Molto
buona la millefoglie di palamita con vellutata
di zucchine e pomodoro disidratato
Non
so perché ma è raro trovare questo pesce tra i piatti di un ristorante, forse
un po’ sottovalutata è invece un ottimo sostituto del tonno, oltretutto habituè
del nostro mare.
Fantastica
croccantezza della pasta fillo insaporita da una sorta di panatura non ben
intuita ma gustosissima.
Dulcis
in fundo un buo-nis-si-mo biancomangiare
alla mandorla in cestino di lingua di gatto
Il tutto accompagnato da un Greco di Tufo Cutizzi dei feudi di San Gregorio, vino nobile che mi piace proprio tanto.
Bravi,
bravi, bravi! E il conto assolutamente adeguato. Vi dirò, sarà sicuramente per la mia spiccata simpatia, ma mi hanno pure fatto lo sconto.
E adesso
una canzone dal gusto retrò, per non farci mancare nulla!